UP, un film che costringe i bambini al silenzio
Andare di domenica pomeriggio a vedere un lungometraggio animato all’Arcadia può non essere una grande idea, specie se vedi la sala che si riempie, lentamente, di tanti bambini urlanti. Che poi, per i bambini uno può anche sforzarsi di capire. Quello che non mi va giù sono i genitori, spesso più maleducati dell’intera popolazione sotto i sette anni presente nei cinema.
Perché c’è quello che la sa lunga, e allora deve comunicare al mondo che lui sì che ha capito come si sviluppa la trama, e quello che per zittire il figlio fa più casino di un elefante in una cristalleria, o quello che mastica a bocca talmente aperta che quasi fa il giro, emettendo dei suoni disgustosi che pensi che ci sia Slimer nascosto due file più indietro rispetto a dove siedi.
Il difficile compito in cui è riuscito UP è quello di lasciare (quasi) tutta questa fauna da sala cinematografica in silenzio, assoluto, rispettoso delle immagini che scorrevano veloci ed emozionanti su schermo.
Esattamente come in Wall-E, anche se meno frequenti, ci sono svariati momenti in cui le immagini sono accompagnate da una semplice musica, lasciando all’osservatore il compito di trarre conclusioni scomode, che delle frasi, pur ben scritte, avrebbero finito per banalizzare.
E dopo i primi minuti in cui qualche risata scappa, la parte centrale del film lascia senza fiato. Si vede una bella storia d’amore vissuta e consumata fotogramma dopo fotogramma, che finisce lasciando il solo Carl, protagonista della pellicola, con una casa e un sopito desiderio di avventura. Suo compagno di merende sarà Russell, rotondo bambinetto di quelli con le mani sporche di cioccolata, che dimostrerà una cocciutaggine e un senso dell’amicizia davvero sorprendenti.
Senza rivelare particolari della trama, che viene raccontata in 105 minuti mai lenti, posso dire che quello che mi è rimasto mi ha dato di che pensare nella strada del ritorno. Un film bello, consigliato a tutti quelli che hanno già compiuto almeno 16 anni e non hanno paura di sfidare le “rapide delle lacrime”, in agguato in almeno quattro o cinque momenti distinti della produzione Pixar.











Un film troppo adulto per essere compreso dai bambini… Anche se alcuni momenti fanno ridere, altri sono spiazzanti. Bellissimo.
Qualche bambino dietro di me qualche domanda se l’è fatta.
I papà avrebbero dovuto farsene un paio di più, ma quella è un’altra storia.
Devo assolutamente trovare qualcuno con cui andare a vederlo(se mi gira può darsi ci vado da solo).
Comunque alla Pixar stanno sfornando un capolavoro dietro l’altro. Proprio ieri ho rivisto Ratatouille, stupendo.