True Blood – Stagione 1

True Blood è una serie televisiva realizzata da Alan Ball (Six Feet Under) e basata sui romanzi di Southern Vampires, della scrittrice Charlaine Harris.

Annunciata in pompa magna la scorsa primavera, è sbarcata su FOX (canale del pacchetto SKY) e ha ottenuto consensi modesti, tanto da essere spostata nella terza fascia della serata dopo un paio di episodi. La serie non comincia con il botto, anzi lo fa proprio malaccio, mettendo sul piatto poca storia, troppo sesso insensato e dei cliffhanger che nemmeno i bambini di tre anni.

Tutto parte dal fatto che, un bel giorno, i vampiri decidono di smetterla di nascondersi e fanno outing, complice un sangue sintetico “in tutto e per tutto simile a quello umano”, il Trublood, creato in Cina/Giappone/Queipostilì, che consente loro di nutrirsi senza divorare verginelle sparse in giro per il globo.

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Nell’allegro paesello di Bon Temps, teatro della vicenda, trovano posto la protagonista Sookie Stackhouse (si pronuncia Suki, un nome che sarebbe un po’ una condanna dalle nostre parti), una piacevole fanciulla in grado di leggere nel pensiero delle persone che la circondano, suo fratello Jason, un palestrato tutto muscoli e poco cervello che combina guai dalla prima all’ultima puntata, Sam, proprietario di un pub, il Merlot, e Bill Compton, un vampiro che farà innamorare la bionda di cui sopra.

Tutte e dodici le puntate raccontano di un amore impossibile, tra omicidi, esorcismi, rapimenti e cose sui generis. Quello che manca, specie all’inizio, è, come detto, la storia e un filo logico nell’esporla. La serie, infatti, dà un colpo di reni nella seconda metà della stagione, ma le prime sei puntate sono praticamente inguardabili, anche per chi ama alla follia la figura del vampiro (rilanciata da un Twilight a caso). Le puntate finali, che servono per dipanare buona parte dei misteri “buttati lì” nella prima parte della serie, sono divertenti, veloci, anche se lasciano capire un po’ troppo presto quando succederà cosa. Esiste una seconda stagione, cominciata il 14 giugno negli Stati Uniti: bisognerà capire se, visto il modesto consenso, verrà tradotta e importata anche qui da noi.

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ToSo

Appassionato di videogiochi da quando è nato, il ToSo suole divertirsi con Photoshop, Word, Excel, sparatutto, action adventure e titoli sportivi: l’importante è che non sia necessario spostarsi dal divano. Nel tempo libero realizza le più belle sigle del mondo, quelle per Outcast. Si dice non abbia mai tirato un sasso dal cavalcavia, né fatto stragi dal vivo, armato di shotgun.