Tom Clancy’s Splinter Cell – Conviction

È quasi un mese che non aggiorno il blog, e fondamentalmente sono un delinquente. In realtà, sono stato un filo impegnato da alcune questioni lavorative, consolare e internettiane, piovute così, tra capo e collo. A questo si aggiunge il divertimento di buttare online il sito dei tornei estivi delle nostre parti, che è un work in progress perenne. Nel mentre, o nei “ritagli di tempo (cit.)”, ho avuto modo di spupazzarmi diversi titoli, compreso quello che compare sulla cover del numero 259 di The Games Machine.

Tom Clancy’s Splinter Cell – Conviction è un action game davvero particolare, che riporta il buon Sam Fisher sulla scena. Il protagonista del titolo Ubisoft è incazzato nero con il mondo, con Third Echelon e con chiunque passi per strada. Probabilmente è pure incazzato con Mourinho e con il suo tempismo.


Nelle sei ore che servono per portare a termine il single player, Splinter Cell mette sul piatto un po’ di tutto: ignoranza, stealth, cattivi un po’ tutti uguali, una bella storia, delle armi tamarre e un sistema di gioco che funziona. Di base, si passa di copertura in copertura, come non si vedeva dai tempi d’oro di Gears of War, cercando il posto migliore per far saltare la testa ai nemici, eliminabili grazie a un po’ di piombo o con un’uccisione corpo a corpo.

In quest’ultimo caso, il giocatore riceve dei punti che permettono di attivare la modalità “marca & esegui”, che dà modo di sbarazzarsi di un determinato numero di avversari con la semplice pressione di un bottone. A qualcuno potrà sembrare una mossa utile solamente a ridurre la difficoltà del gioco, per renderlo adatto anche alle pippe che poco c’azzeccano con pad o mouse e tastiera. In realtà, è un semplice pretesto per far vedere del sangue in più… ma funziona bene, è esaltante ed efficace, quindi non è che possiamo stare qui troppo a menare il torrone. Piace, inoltre, la possibilità di depistare i nemici attirandoli in un punto per poi fargli saltare la testa da cinque metri più in là. Si chiama “last known position”, ma potremmo pure tradurre il tutto con un più italico “nascondino” e andrebbe bene uguale.
Tutto scivola via in maniera piuttosto semplice e lineare: Sam deve ammazzare la gente senza farsi ammazzare. Che magari a qualcuno sembra cosa ovvia, ma non è così. La telecamera inquadra il nostro eroe di spalle, eccezion fatta per i momenti “più importanti” della trama, dove si passa a un’inquadratura (solitamente storta) fissa e si regalano mazzate che nemmeno nei film di Bud Spencer e Terence Hill. Perché spaccare la faccia di un cattivo su un lavandino, è sempre cosa buona e giusta, a prescindere da quale sia la causa che ci anima.

Sul versante multiplayer troviamo un titolo godibilissimo in co-op, dove serve una coordinazione pari a quella richiesta per giocarsi le Spec Ops di Modern Warfare 2 a livello veterano. Anche se non si manovra il buon Sam, e i due protagonisti hanno lo stesso carisma di un paio di scarpe Mike o Nadidas, i livelli divertono, sono ben confezionati e presentano “sfide nelle sfide” impegnative. Insomma, quando vi sembrerà troppo semplice finire un livello a cannonate, potrete scegliere di giocarvelo senza mai far scattare un allarme. Ma anche no, eh. Promossso.

[starreview tpl=16]

Potresti pure trovare interessanti:

ToSo

Appassionato di videogiochi da quando è nato, il ToSo suole divertirsi con Photoshop, Word, Excel, sparatutto, action adventure e titoli sportivi: l’importante è che non sia necessario spostarsi dal divano. Nel tempo libero realizza le più belle sigle del mondo, quelle per Outcast. Si dice non abbia mai tirato un sasso dal cavalcavia, né fatto stragi dal vivo, armato di shotgun.

I commenti sono stati chiusi.