Tomb Raider

Che roba è? .
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Per che piattaforma? .
In estremissima sintesi:

Mi sono avvicinato a Lara pieno di preconcetti. Il problema non era Crystal Dynamics, che adoro dai tempi di Legacy of Kain e Soul Reaver, ma della signorina Croft.
Troppe le volte in cui mi hanno raccontato di una nuova e strabiliante eroina che sarebbe stata capace di – inserire feature a piacere -. E troppe le volte, nel corso della serie, in cui mi sono sentito fregato.
Infilato il gioco nella console, sono bastati pochi minuti per capire che i preconcetti, questa volta, erano da prendere e buttare a mare, lo stesso in cui comincia questa stupenda avventura. Un’avventura che ha il vantaggio di non sapere mai di minestra riscaldata, né di brodo allungato, né di mappazzone (per quelli che, come noi, hanno seguito MasterChef). La progressione di Lara, che perde la sua spensieratezza mentre viene costantemente messa alla prova da quello che è qualcosa di più di un disastro navale, è incredibile e credibile e la storia che viene raccontata lungo le molte ore di gioco che separano dai titoli di coda coinvolge e regala emozioni a piene mani. La gestione delle armi funziona bene, così come la sensazione di accrescere continuamente le proprie competenze grazie ai miglioramenti dell’equipaggiamento che vengono recuperati strada facendo o donati da alcuni personaggi chiave. La struttura del gioco, che fa uso del backtracking come se non ci fosse un domani, è solida e rende il tornare sui propri passi un’esperienza piacevole, mai frustrante. Avevo qualche dubbio sui Quick Time Event, ma, anche in questo caso, vedere come sono stati implementati mi ha fatto capire che quando fai le cose per bene, non ci sono mai problemi. Problemi che qualcuno ha trovato parlando dei combattimenti. Quel che mi chiedo è a che gioco abbiano giocato: Tomb Raider dà soddisfazione in ogni singolo scontro a fuoco. Ho visto nemici che si coprivano a vicenda, altri che cercavano di sbarrarmi la strada, altri ancora che, sì, ogni tanto, hanno fatto qualche boiata. Ma sembrava tutto assolutamente credibile, ed è questo quello che conta. Aspettarsi il team Rainbow è sbagliato, ma questa è una cosa che potrete scoprire solo giocando. Brava Crystal Dynamics, brava Square, bravi tutti. Ma, soprattutto, bentornata Lara Croft.
Il commento è originariamente apparso su GamesVillage.it ed è raggiungibile cliccando qui.

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The Cave

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The Cave è un’esperienza galvanizzante, divertente, da vivere tutta d’un fiato o, alla peggio, in un paio di serate. Il gioco di Ron Gilbert vede un terzetto di impavidi esploratori, scelto da una rosa di sette candidati, avventurarsi in una caverna… parlante. Enigmi divertenti e mai frustranti e dialoghi che fanno piegare in due dal ridere condiscono un viaggio elettrizzante, che rapisce dal primo all’ultimo secondo. Divertente e consigliato. Tipo da subito.
Qui ci sono cinque minuti di gioco

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Dishonored

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Dishonored non è stata una sorpresa. Sapevo già, ancora prima di lanciarlo per la prima volta, che ci sarei rimasto sotto. La storia che racconta non merita un Oscar, ma è comunque sempre godibile e questa mancanza di originalità viene ampiamente compensata da un gameplay vario e divertente come poche volte è capitato nel recente passato. Tecnicamente non è un mostro, ma tutto quello che c’è fa il suo dovere. Ottimi doppiaggio e traduzione in italiano, specie considerando la grande quantità di testi che attende gli emuli di Corvo. Un acquisto obbligato per chiunque abbia voglia di provare qualcosa di diverso.

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Borderlands 2

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Ho giocato Borderlands 2 per 25 ore, nei panni di Zer0, e staccarmene anche solo per un weekend è stato davvero un problema. Il mondo inscatolato da Gearbox è sorprendente, affascinante, unico. Tutto quello che mi aveva convinto e divertito nel primo episodio è presente in questo secondo capitolo e alcuni difetti di design – primo tra tutti quello relativo alla minimappa, ora sempre visibile – sono stati eliminati.
Ho molto apprezzato anche la varietà dei livelli, specialmente sotto il punto di vista cromatico: non che quelli del primo Borderlands fossero brutti, anzi, ma dopo enne ore di gioco in cui vedi tutto marrone, c’è il rischio che le pupille vogliano suicidarsi. Fermatele, parlategli insieme e aspettate di vedere le nuove ambientazioni: impedirete un “pupillicidio” e la vostra permanenza su Pandora sarà ancora più piacevole. Scherzi a parte, quel che mi sento di dire è che il titolo di 2K è, al momento e in attesa di Dishonored, pur molto distante per molti versi, il miglior shooter dell’anno: divertente, intelligente, capace di dispensare sani calci sui denti in diverse fasi del gioco e, soprattutto, fuori parametro se affrontato in multiplayer (cooperativo, ovviamente). Con TMB ci siamo fatti qualche scampagnata nelle industrie Hyperion, e il risultato è stato esaltante tanto sotto l’aspetto del netcode, con una pressoché totale assenza di lag, quanto sotto quello del divertimento e della tattica. Forse uno dei pochi giochi a meritare un acquisto impulsivo, al day one. Fatelo, e non ve ne pentirete.
(questo commento è apparso nella recensione di Borderlands 2 pubblicata su The Games Machine, numero 289)

 

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Mark of the Ninja

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Mark of the Ninja è una piccola perla che non dovrebbe mancare nella libreria di nessun utente Xbox 360. Il titolo di Klei Entertainment ha uno stile grafico gradevolissimo, un sistema di gioco praticamente esente da falle e un livello di sfida che si adatta al tempo che deciderete di dedicargli. Il doppio finale e la modalità Partita +, disponibile una volta completato il primo giro e resa più difficile dall’assenza di indicatori che mostrano il punto in cui è concentrata l’attenzione dei nemici, impreziosiscono un gioco stupefacente, che si completa sì in otto ore, ma che offre un livello di rigiocabilità elevato, grazie a sfide ben pensate e mai banali. Non ci sono nei evidenti, a parte qualche fastidioso errore di localizzazione sparso qua e là per le schermate statiche. No, non avete buone scuse per non comprarlo.
Se ti va, puoi leggere l’intera recensione su GamesVillage.it cliccando qui.

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Darksiders II

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Le vicende di Guerra, protagonista del primo episodio, cominciavano con le due ore più brutte della storia dei videogiochi. Punto. L’Apocalisse era semplicemente noiosa, e non bastava lanciare due macchine o mettersi a evitare un elicottero perché facesse il giro diventando divertente. Poi, però, Darksiders aveva il merito di esplodere, di diventare una calamita. In questo seguito, il “fatto calamita” è partito subito, almeno per me: merito di Morte, solido come Guerra, che sa farti sposare la sua causa e ti trascina in un’ottima storia, capace di tirarti dentro, di farti isolare dal mondo. Ma non ci arrivi subito: no, te ne accorgi quando ti rendi conto di non aver prestato attenzione a un lato tecnico che non è niente di che, rapito come sei da serie di salti, scontri con i boss, risse con nemici un po’ più sfortunati e sgroppate a cavallo. Tutto governato da un ottimo sistema di controllo, che mette sul piatto una telecamera intelligente che non zoppica praticamente mai. Promosso, promossissimo.

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Transformers – La Caduta di Cybertron

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Nonostante i livelli siano degli enormi canaloni, che non prevedono libertà interpretative diverse dal “massacro tutti oppure risparmio quei due là”, il carrozzone messo in piedi da High Moon Studios funziona alla grande, e la sensazione che se ne ricava è di essere davvero al centro di un qualcosa di epico. La Caduta di Cybertron ha due pregi innegabili: risulta credibile per i fan dei robot di Hasbro e, al tempo stesso, è divertente – e parecchio – anche per tutti gli altri. Sicuramente il più bel gioco dedicato ai Transformers di questa generazione.
Se proprio vuoi, puoi continuare a leggerne qui: GamesVillage.it

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FIFA Street

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FIFA Street è un gioco strano, afflitto da problemi che è impossibile ignorare: online è meno appagante del fratello maggiore, offline non ha il mordente necessario per farti andare avanti oltre ai primi due tornei.
FIFA 12 è un’altra cosa, e chi dice il contrario probabilmente è un pettinabambole o un pelalupini. Ma c’è un “però”. Già, perché se hai un amico che può soggiornare in casa tua, a cui rifilare o da cui prendere schiaffazzi “live”, diventa tutta un’altra storia, e il titolo di EA si trasforma da brutto anatroccolo a cigno. Un cigno un po’ sfigato, ma pur sempre cigno.
Diverte, e un sacco, ma solo in multiplayer “locale”.

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Mass Effect 3

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Il lato sparatutto è divertente, quello RPG, nell’accezione più classica del termine (e non solo),  praticamente assente. È un titolo coinvolgente e solido, ma non perfetto sotto diversi punti di vista, a partire dalla grandezza delle ambientazioni, e dal loro livello di interattività, ritoccato verso il basso rispetto a quello degli episodi precedenti.
Ci sono bug su ogni piattaforma: su PS3 sembra scattichiare in diversi frangenti, su Xbox 360 ha qualche glitch e una missione non completabile (quella di soccorso all’Accademia Grissom) e su PC la parte tecnica presenta texture poco definite. La fase di esplorazione dei pianeti è stata modificata rispetto a quella di Mass Effect 2: qualcuno dice in meglio, qualcuno dice in peggio. A ogni modo, c’è un achievement legato al recupero di 10 oggetti sparsi per la Galassia che vale lo sbattimento (minimo) che richiede.
Sotto il profilo della narrazione, Mass Effect 3 racconta una storia ben scritta, pur se con qualche buco che non si capisce se verrà colmato o meno.
A ogni modo, c’è da riprendersi la Terra. Ed è incredibilmente divertente farlo.

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Syndicate

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Cominciato e finito in un weekend, il reboot di Syndicate partorito da StarBreeze mi ha proprio divertito. Non è uno sparatutto che riscrive il genere, ed è molto meno aperto di quanto in realtà non voglia sembrare, ma ha una storia carina da seguire, un co-op solido, specie se giocato con gli amici, ed è impegnativo il giusto, soprattutto nei combattimenti con i boss di fine livello.

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