Stampa Specializzata – Lo Stato delle Cose – Una Storia Vera: Mondiali FIFA Sudafrica 2010

Un paio di giorni fa, in mezzo alla chiacchiera degli uffici EA in cui ci si metteva d’accordo per press tour, cover e cazzabuboli vari, ho preso parte a un torneo di Mondiali FIFA Sudafrica 2010, prossima incarnazione del calcio canadese. Il gioco non è sviluppato dallo stesso team che ha curato la versione 10, o meglio, non interamente. Manca David Rutter, per esempio, che è come dire che alla Roma manca Totti. Eppure, il gioco funziona uguale e può essere considerato un microantipasto di quello che ci riserverà FIFA 11, sia sotto il punto di vista dei miglioramenti estetici, sia sotto il profilo del gameplay. Ma dicevamo, il torneo.

Fondamentalmente, si è trattato di una competizione composta da due grossi gironi come nella scempionslig, senza la partita di ritorno, che hanno visto confrontarsi 10 giocatori equamente divisi tra “Lato A” e “Lato B”. Al di là della gente che utilizzava il “full auto” (morissero tutti domani), che si è comunque presa la sua bella dose di scarpate nei denti, quello che mi premeva evitare era Giopep. Maderna, insomma.
Perché alla fine, nonostante si sia sempre stati in fondamentale equilibrio come rapporto partite giocate/vinte/perse (checché ne dica lui, tra l’altro), è uno di quelli che ti fa sudare pure quando prende la Sambenedettese.

E il fato è stato gentile con me. In altre parole, mi ha proprio “detto culo”, con Giopep spedito nel girone B e il sottoscritto finito nella prima parte del tabellone. Insomma, per la partita vera, quella che mi avrebbe divertito sul serio, c’era da aspettare le semifinali. Passa lui, passo io, passiamo noi. Ora dovrei dire passano loro, per terminare la coniugazione del verbo… invece no, perché c’è da parlare della semifinale, giocata su PS3 (blah!), che mette di fronte l’Italia di Giopep contro la mia Spagna, mentre dagli spalti si leva il coro “mettiacassano”.
Ma Giorpola non può, un po’ perché nel torneo non si possono modificare le rose, e un po’ perché il database non comprende Cassano nei  40 atleti italici che prenderanno parte alla spedizione estiva secondo EA. E pure secondo Lippi, a naso.

All’italica mossa giopeppiana di mettere Del Piero per colpirmi lì, sul cuore, la Spagna risponde con una spina dorsale solida, composta da Puyol, Xavi, Iniesta e Torres. Gli altri sono inutili orpelli che devono dare velocemente palla a ‘sta gente qui.

Poi comincia la partita vera, lasciando la chiacchiera da bar nei pressi delle briochine che infestano la sala. Il primo tempo scorre via senza grosse emozioni: è uno scontro molto tattico, in cui i due avversari si studiano per capire come colpire dove fa male davvero. Qui si rende però necessaria una premessa: il mio stile di gioco è solitamente molto simile a quello di  Zidane nella parte finale della sua esperienza bianconera, ovvero un insieme imbarazzante di finte, controfinte, skill move e boiate atte a irridere l’avversario, che solitamente si conclude con una palla persa e un contropiede da arginare. In realtà, cercando di essere onesti intellettualmente, è più un gioco alla Felipe Melo. Ma con Giopep non posso permettermelo, non funziona così. Quelle lì sono partite vere, quindi le finte vengono parcheggiate per lasciare posto a più maschi calcioni.

E il fallaccio tattico che manca per davvero è quello che permette al mio/suo Del Piero di involarsi, all’inizio del secondo tempo, sulla fascia per scodellare un pallone morbido, con il contagiri, per la testa di Vincenzino Iaquinta, che non si fa pregare e infila di testa l’uno a zero. Amaritudine. Sconforto.

Fortuna vuole che l’anima spagnola, che va più veloce di Fastweb dal centrocampo in avanti, decida di cominciare a caricare a testa bassa. David Villa, però, non pare aver recepito il messaggio: la palla va passata a Torres, che deve tirare le spallate a Cannavaro, quello odierno, differente dal capitano del 2006, per poi tirare fortissimo verso Gigi e la sua Cremeria, che poco ha a che fare con le fattezze della compagna.
Proprio da un errore di Fabietto, che pare poter rinviare solamente cadendo, nasce il fantastico pareggio delle furie rosse. Il capitano azzurro si disinteressa del pallone in piena area di rigore, e suggerisce a Buffon di fare lo stesso. Insomma, roba che succede davvero ogni domenica quando gioca la Juve. Torres, che non è iscritto all’associazione “pro De Coubertin”, non si fa pregare e a 6 minuti dalla fine infila la palla del meritato pareggio.

La sfida, perché siamo un po’ stronzi, si conclude così, sull’uno a uno, senza supplementari. Ci si affida quindi al  nuovo sistema di calci di rigore, che introduce una fantastica barra del “momentum”. Come se di cose da tenere sotto controllo non ce ne fossero già abbastanza…

Ora, il concetto di questa barra è parecchio sfizioso: in pratica, a seconda del momento della partita in cui viene concesso un penalty, lo spazio “verde” che indica un buon tiro diminuisce o aumenta in funzione della pressione a cui è sottoposto il giocatore e alla stanchezza dell’atleta. Se in FIFA 10 basta indicare grossolanamente una delle sei direzioni e pigiare il tasto del tiro, qui bisogna prestare particolare attenzione sia al momentum (imbroccare il verde, che rappresenterà sì e no il 5% dello spazio dell’intera barra, non è cosa sempre semplice) sia all’inclinazione dello stick di sinistra. Una pressione eccessiva dello stick in una direzione o nell’altra, infatti, dà modo di spedire la palla in un altro stadio, dove fermeranno l’azione perché non si può giocare con due palloni.
All’atto pratico, ‘sta roba che pare tanto cool rende un’impresa segnare un rigore non diretto verso il centro della porta. Ed è proprio qui che la grande Spagna del ToSo, che scrive di sé in terza persona, ha avuto la meglio sulla compagine azzurra guidata da Giopep.

Decisivi sono stati infatti gli errori dal dischetto di Pirlo (Andrea Pirlo, quello che la passa – secondo Caressa – di tacco a Grosso nella semifinale contro la Germania), e di Vincenzone Iaquinta. Xavi, Iniesta, Torres e Puyol, invece, hanno fatto il loro. Tutti al centro, tutti centro.

E al buon Giorpola che è rimasto? Niente, se non un’occasione per whinare sul suo tumblr e la possibilità di giocarsi, con me e con il vincitore del torneo, l’accesso alla fase finale della manifestazione, che porterà il campionissimo a Vancouver. Però, lì, ci saranno quelli bravi per davvero.

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ToSo

Appassionato di videogiochi da quando è nato, il ToSo suole divertirsi con Photoshop, Word, Excel, sparatutto, action adventure e titoli sportivi: l’importante è che non sia necessario spostarsi dal divano. Nel tempo libero realizza le più belle sigle del mondo, quelle per Outcast. Si dice non abbia mai tirato un sasso dal cavalcavia, né fatto stragi dal vivo, armato di shotgun.

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