Roma – Juventus 0-2

Milos Krasic manda un messaggio distensivo a Francesco Totti, ieri al diciottesimo anno di Roma

La partita di ieri sera, che ha messo di fronte una Roma (quasi) americana e una Juventus (quasi) allo sbando, è stata una di quelle cose che ti dovrebbero far vergognare di essere juventino.
Perché il giudizio dei primi 45 minuti è stato a lungo sospeso tra il “sono indisponenti”, il “sono inguardabili” e il “sono pippe”. Pareva quasi che Delneri, negli spogliatoi, avesse detto ai suoi “akrkasdksdkasksds”, che, in Italiano, suonerebbe più o meno come “mi sono rotto i maroni di fare la figura del pirla. Oggi si gioca per non prendere gol, senza nemmeno pensare a segnarne“.
Ed è così che la Juventus, complice l’assenza di Del Piero, scende in campo con il solo Matri là davanti, con Pepe e Krasic a girargli intorno. Se ci fosse un’idea alla base di questa scelta, uno potrebbe pure accettarla. Non condividerla, eh, accettarla.
Invece no, l’idea non c’è, e si sparacchia la palla avanti, alla “viva il parroco”. Così capita che la Juventus non effettui un singolo, vero tiro in porta per tutto il primo tempo, e che Storari debba fare il fenomeno per fermare, nell’ordine, uno splendido tiro di Vucinic, una conclusione spettacolare di Totti e una fucilata da fuori area di Daniele De Rossi. Quello che forse andrà via da Roma, che è una di quelle robe che ti farebbe capire che sì, anche gli americani fanno delle minchiate.
Marco Storari, alla fine, dirà “oh, mi avete un po’ frantumato le balle. Ringrazio mia moglie, che mi sta vicino quando Delneri sceglie di non farmi giocare e non si capisce il perché
Ma la Juve del primo tempo fa schifo, è inguardabile. E tutto questo succede mentre su SKY Sport 3 stanno trasmettendo la finale del Master 1000, che vede di fronte Nadal e Djokovic. Lì sì che c’è uno spettacolo vero… ma tu sei Juventino, quindi cambi canale solo quando il cuore te lo concede. O quando ne hai abbastanza dell’ennesimo lancio lungo.

Lo scorso anno ha fatto perdere lo scudetto alla Roma. Questa volta no, ma gli ha dato fastidio uguale.

Il secondo tempo è leggermente meglio del primo, soprattutto per colpa della Roma, che smette di attaccare con costanza, si allunga e viene infilata da una combinazione spettacolare di Pepe e Grosso. Il primo, fino a quel momento, era stato l’unico a provare una conclusione verso la porta giallorossa, regalando un pallone a un bambino povero della curva romanista, mentre il secondo aveva fatto il suo, arginando un Menez apparso più svogliato che inarrestabile.
A ogni modo, la discesa sulla fascia di Fabio, salutata da Compagnoni di SKY con un “sale Grosso” che ti fa accaponare la pelle, è semplicemente grandiosa.
Il quinto rigorista dell’Italia mondiale del 2006 arriva sul fondo, manda a rane De Rossi e guarda in mezzo a un’area desolantemente vuota. Lì si rivede il Fabio Grosso che ci ha fatto gridare per quattro volte “campioni del mondo”: la palla che arriva morbida sul sinistro di Milos è un capolavoro, e al serbo non resta che tirare – bene e fortissimo – verso la porta difesa da un Doni che non può che sgranare il rosario, pregando che il pallone vada fuori.

 

Francesco Totti, 18 anni di Roma, alle prese con Alberto Aquilani. Che magari ci vorrebbe tornare, a Roma. Con le sue gambe.

Le preghiere rimangono inascoltate, e la Juve, poco dopo, raddoppia. Burdisso anticipa un giocatore juventino, ma perde palla e il Fabietto di cui sopra lancia, di prima, un Matri colpevolmente tenuto in gioco da Juan. Il giovin signore proveniente dal Cagliari, mica contento che nel pomeriggio Amauri abbia segnato ancora, si fa una sgroppata di 40 metri, guarda in faccia Doni e gli fa passare – con una gran botta di fortuna – la palla sotto le gambe. È il 2 a 0 che fa passare parte della paura. Parte, perché dalla Juve di questo momento, ti aspetti che la remuntada della Roma sia dietro l’angolo. Ma anche la Roma di questo momento non è proprio una squadra della Madonna, quindi si scivola verso il tunnel degli spogliatoi, sapendo di aver rubacchiato tre punti. Che però fanno morale, perché, contrariamente a quanto sostiene Delneri, l’Europa che conta la guarderemo solamente in cartolina.

 

Potresti pure trovare interessanti:

ToSo

Appassionato di videogiochi da quando è nato, il ToSo suole divertirsi con Photoshop, Word, Excel, sparatutto, action adventure e titoli sportivi: l’importante è che non sia necessario spostarsi dal divano. Nel tempo libero realizza le più belle sigle del mondo, quelle per Outcast. Si dice non abbia mai tirato un sasso dal cavalcavia, né fatto stragi dal vivo, armato di shotgun.

I commenti sono stati chiusi.