Prince of Persia – Le Sabbie Dimenticate

Il miscredente che è in te non pensava che fosse ancora divertente Prince of Persia. E si sbagliava.

Prince of Persia – Le Sabbie Dimenticate era finito lì, in un angolo della sala, nella pila dei giochi che “appena ho un minuto”.

Nel finesettimana che si è portato via la vittoria della Juventus sul Genoa, questo “minuto” si è materializzato. Così, dopo aver completato il gradevole DLC “La Scomparsa di Da Vinci” per Assassin’s Creed Brotherhood e aver preso schiaffi giga galattici con The Dishwasher: The Vampire Smile, l’occhio è scivolato veloce sulla scatoletta del Principe di Persia, rivelatosi più godibile del previsto.

I nemici sono ossa da cannone. Niente di più, niente di meno.

Il titolo di Ubisoft è un platform veloce, che parte con il fratello del protagonista (da ora in avanti, il Fratello del Protagonista) alle prese con l’invasione del suo regno. Gli avversari sono alle porte del palazzo, e non c’è nemmeno una cena elegante che si sta consumando al suo interno.

Tuttavia, il Fratello del Protagonista ha un asso nella manica che non ha eguali in tutto il regno di Persia. Si tratta dell’Esercito di Salomone. Piccolo particolare: chi lo ha informato di questo esercito si è dimenticato di dirgli che non è propriamente “di Salomone”, quanto piuttosto quello “che è stato imprigionato da Salomone”. E Salomone era un bravo guaglione. Se lo aveva imprigionato, un motivo c’era.

Una volta rotto il sigillo che teneva bloccati i cattivi, infatti, ecco arrivare dal niente un sacco di fantaccini tutti pelle e ossa, solo senza la pelle, pronti a prendere in prestito la vostra senza preoccuparsi di ridarvela. L’intera avventura ruoterà quindi attorno a questi cattivi e ai mille modi creativi necessari per rimandarli a casa, senza passare dal via.

Ne Le Sabbie Dimenticate si salta per buona parte del tempo. E quando non si salta, si congela l’acqua. E quando non si salta e non si congela l’acqua, si menano i nemici con una spada. E quando non si salta, non si congela l’acqua e non si menano i nemici… ok, avete capito.

Salta, congela l'acqua, risalta, molla l'acqua congelata, ricongela l'acqua, atterra, salta. Un casino, insomma.

Le due anime, quella platform e quella action, però, sono decisamente sbilanciate a favore della prima. [x360 content=”800 punti si rubano facili facili. Volendo fare gli esosi, c’è spazio per portarne a casa 850. Ed esagerando, i 1000 non sono un miraggio”] Tutto il gioco è imperniato infatti sul tempismo necessario per saltare da una piattaforma/sporgenza/fontana all’altra, mentre le scazzottate sono raramente in grado di impegnare qualcuno che sappia pigiare forte forte un singolo bottone.
Il discorso non cambia anche affrontando i nemici più grossi e i boss, dove è sufficiente mandare a memoria un semplice pattern d’attacco per portare a casa il risultato.
La questione, invece, è differente quando si tratta di calibrare i salti che ci porteranno in giro per il mondo di gioco. Complice anche una gestione un po’ troppo allegrotta dell’inquadratura, può capitare di trovarsi costretti a rigiocare porzioni di livello perché si è sbagliato un singolo passaggio. Il sistema di checkpoint, solitamente, è bene implementato e non costringe a rigiocare più di una manciata di secondi di gioco. Tuttavia, in un paio di occasioni il rischio di veder volare il pad verso lo schermo c’è stato.

This is Persia!

Per chiudere la faccenda servono più o meno un paio di giorni, dove si recuperano in maniera abbastanza agile anche 800/850 punti achievement. A queste condizioni, un giro a nolo è quasi d’obbligo.

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ToSo

Appassionato di videogiochi da quando è nato, il ToSo suole divertirsi con Photoshop, Word, Excel, sparatutto, action adventure e titoli sportivi: l’importante è che non sia necessario spostarsi dal divano. Nel tempo libero realizza le più belle sigle del mondo, quelle per Outcast. Si dice non abbia mai tirato un sasso dal cavalcavia, né fatto stragi dal vivo, armato di shotgun.

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