Mass Effect 2 – Su Shepard, Jack e il teletrasporto…

È tipo otto ore che gioco con Mass Effect 2, ultimo nato in casa Bioware, e le cose cominciano a farsi interessanti. Nella mia testa riaffiorano lentamente i ricordi del primo Mass Effect, quasi come se fosse toccato a me esplodere con la mia nave, e fossi sul serio un novello Shepard che lentamente recupera la sua memoria. Cioè, non mi ricordo cosa ho mangiato ieri sera, ma ho bene impresso in mente chi siano i Razziatori, mica pizza e fichi.

Il gioco è grande, grosso e ha lasciato in un cassetto il Macaco a mille ruote con cui si affrontavano le tediose missioni secondarie del primo titolo. Solo per questo, meriterebbero l’Oscar della consapevolezza, quelli di Bioware. Sì, il Mako faceva schifo. O meglio, le missioni secondarie tutte uguali facevano schifo.La storia, almeno al momento, è affascinante, anche se un filo troppo figlia di stereotipi e cliché da “aspetta che ti racconto una storia di fantascienza”. Perché converrete con me che chiamare il boss “Uomo Misterioso” non rientra proprio nella lista delle “10 grandi idee da avere per un videogioco”. E anche quella di ricostruire l’uomo da 6 milioni di dollari non è che consenta di vincere il premio dell’Originalità.

Grunt. Ciao Grunt.

Ottimo ho trovato invece il nuovo bilanciamento tra esplorazione e sparatorie, che rende il tutto più dinamico. Anche la presenza dei caricatori per le armi obbliga a studiare strategie un filo differenti dall’uscire allo scoperto e far saltare il cuore ai nemici. Certo, il lanciafiamme che possono utilizzare gli incursori non ha prezzo, e lascia poco spazio al cervello, ma il discorso di prima vale praticamente per tutti gli altri gingilli.

Per quanto riguarda i nemici, Collettori, sintetici o alieni che siano, è apprezzabile che vengano gestiti a ondate ben definite, senza un apparente respawn. Ogni wave è separata da porte più o meno visibili che trasformano ciascuna sezione visitata in una mezza “safe zone” di Left 4 Dead una volta ripulita, e questa scelta permette di esplorarsi in santa pace ogni zona franca, alla ricerca di proiettili che sono più rari dei bei giochi nel catalogo di City Interactive.

Non è il cegovast. È Jack.

I personaggi che Shepard si porta sulla nuova Normandy sono ben caratterizzati, e la palma del migliore, ora come ora, tocca a Jack, che tutti pensavano essere un maschio ed è in realtà una donzella che avrà sì e no un centimetro di pelle libero da tatuaggi. La ragazza ha fascino, da vendere, e pare pure molto licenziosa nei costumi. L’altra belloccia, che compare pure sulla cover di TGM, pare invece un po’ più insipida, stereotipata. Insomma, è di legno.

Nonostante tutto questo bendiddio, però, ci sono delle cose di Mass Effect 2 che non ho davvero capito. Per esempio, non viene detto da nessuna parte che i protagonisti sappiano teletrasportarsi, eppure capita spesso che nelle scene d’intermezzo dei dialoghi scompaiano da un punto per riapparire, magicamente, in un altro, o che si improvvisino ballerini di breakdance. E negli stessi dialoghi, doppiati in maniera più che onesta nella nostra bella lingua (bravi i soliti noti ragazzotti di Synthesis), ci sono alcuni personaggi un po’ troppo strabici, con magari dei begli occhioni liquidi, e non per il pianto.

Belle le esplosioni. E pure Photoshop non scherza.

Infine c’è da capire perché Shepard, che è il capo del mondo, ammazzi chiunque e comunque, ma non sia capace di saltare. Cioè, nel primo andava bene non sapersi staccare dalla crosta dei pianeti, ma qui, vista l’aria da shooter che si respira, la cosa è un po’ castrante. Anche perché poi, capita più o meno frequentemente (dipende un po’ da quanto vi sorride la buona sorte) che il personaggio si incastri in una mattonella a caso, del pavimento. E lì, o vi dice bene e il personaggio si libera da solo, o dovete ricaricare.

Gran gioco, a ogni modo. I 69 euro meglio spesi del mese di Gennaio.

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ToSo

Appassionato di videogiochi da quando è nato, il ToSo suole divertirsi con Photoshop, Word, Excel, sparatutto, action adventure e titoli sportivi: l’importante è che non sia necessario spostarsi dal divano. Nel tempo libero realizza le più belle sigle del mondo, quelle per Outcast. Si dice non abbia mai tirato un sasso dal cavalcavia, né fatto stragi dal vivo, armato di shotgun.

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