Lazio – Juventus 0:1

Quando guardi sul blog e vedi solo foto di Pepe, un paio di domande dovresti pure fartele.

La Juve che scende in campo all’Olimpico è talmente brutta che se fosse bella il doppio bisognerebbe chiedere i danni a SKY per non aver mandato in onda un bel disclaimer con la scritta “Bambini Accompagnati“.
Vedere giocare Chiellini e soci assomiglia a un osceno film dell’orrore: come la più provinciale delle provinciali, la squadra di Torino si fa mettere alle corde da una Lazio che non è splendida, ma almeno si muove nella direzione giusta, quella della porta difesa da Gigi Buffon. In questa serata non è che il portiere della Nazionale debba sbattersi più di tanto: deve disinnescare giusto una conclusione di Floccari, e poco altro.

Gigi Buffon ha fatto due parate nelle ultime tre partite. Però ha preso un bel sacchettino di gol. Bella difesa, la Juve.

Però la Lazio è un fiume in piena, e arriva davanti alla porta con una continuità disarmante. Il fatto che non sappia centrarla, la porta, è un’altra questione.
La coppia centrale della Juve, formata dal Chiello e da Barzagli, non può far altro che buttare la palla avanti, pregando che Matri, là su, riesca a tenerla per almeno venti secondi nella metà biancoceleste. E Matri non ci riesce, mai, anche perché non ha a supporto un centrocampista che abbia il compito di impostare l’azione come Dio comanda. Felipe Melo e Aquilani, infatti, paiono aver ricevuto come unica istruzione il classico “sdasdasdjaksjdaksjdkasjdasd”. Tradotto dal Delnerese: “pallalungatuttieduedavantialladifesaforsemiconfermanoafinestagione”.

Anche il Capitano è disperato e lo si capisce quando prova a trasformarsi in centrocampista, pregando il Signore che gli arrivi un pallone giocabile. La prima volta che questo accade, Alex scodella un assist morbido indirizzato a Pepe. La palla non raggiunge l’esterno juventino ma, deviata da un difensore a caso tra Diaz e l’onnipresente Biava, finisce sui piedi di Matri. Come si era detto, l’Alessandro che viene da Cagliari è un cecchino di quelli veri, e prende in pieno Muslera, che ha il merito di non stendere un tappeto rosso verso la sua porta.

La ripresa scivola via con un buon inizio della Juve, che dopo 10 minuti di numero si ricorda di essere niente più che una provinciale e si fa rischiacciare nella sua metà campo. In questi 10 minuti di furore ci sono due rigori non fischiati, uno per parte (Floccari su Melo e Chiellini su Floccari. Sembra il gioco delle Coppie).
Ma l’assedio della Lazio è di quelli che ti fanno pensare che sì, tra tre minuti ti piazzano il golletto e tanti saluti. Poi succede che Delneri decida di tirare fuori uno svagato e già ammonito Motta per inserire Brazo, e che mandi sotto la doccia Matri per far posto a Luca Toni, o meglio Lucatoni. L’esterno bosniaco, giusto per non farsi mancare niente, al primo intervento prende un giallo, al secondo intervento manca la palla, al terzo intervento non capisce in che città di trovi e… al quarto intervento butti in area una palla che né Pepe né un evanescente Krasic avevano pensato di regalare alle due punte.

"Ah, ma è così che bisogna crossare?" si chiede Krasic. Beh, se la lisciano in tre, forse sì.

Il pallone, lisciato da Lucatoni, arriva tra i piedi dell’esterno destro juventino e non ci può credere (l’esterno, non il pallone): si tratta solo di centrare la porta. Il problema è che, quando ti alleni con Matri, diventi un po’ cecchino dentro… e Pepe, infatti, prova a prendere forte forte Muslera. Ma per la Juve c’è un attaccante in più, e ha la maglia di un difensore della Lazio, che devia la traiettoria quel tanto che basta per far sì che si passi in vantaggio.

Dopo i tre rubati alla Roma, eccone altri tre in arrivo dalla sponda biancoceleste. Il tutto mentre Lotito parlotta di complotti, complottini e complottoni. Impagabile. Come il fatto che Amauri stia segnando settordici gol a partita con il Parma.

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ToSo

Appassionato di videogiochi da quando è nato, il ToSo suole divertirsi con Photoshop, Word, Excel, sparatutto, action adventure e titoli sportivi: l’importante è che non sia necessario spostarsi dal divano. Nel tempo libero realizza le più belle sigle del mondo, quelle per Outcast. Si dice non abbia mai tirato un sasso dal cavalcavia, né fatto stragi dal vivo, armato di shotgun.