Juventus – Genoa 3:2

Toni e Matri in una delle registrazioni per la nuova pubblicità dei Ringo. Scoop.

Franco Rossi, il primo web giornalista sportivo, spara tendenzialmente un sacco di minchiate. Tuttavia, visto il gran numero di notizie e di “sparate”, ogni tanto ci imbrocca: dalla sua parte, c’è la legge dei grandi numeri.
Ma il nostro “primo web giornalista sportivo”, in tempi non sospetti aveva effettivamente detto che il difensore buono del Bari dello scorso anno era finito all’Inter e non alla Juve.
I primi dieci minuti di Juventus – Genoa non hanno fatto che confermare questo atroce sospetto: ancora prima che la squadra di Ballardini tirasse in porta, ci ha pensato lui, Leonardo Bonucci, a battere Storari. E con una grande deviazione al volo, infilando la palla nell’angolino in basso a destra della porta difesa dal portiere romano. Un gol della Madonna, insomma, che ha avuto il solo difetto di gonfiare la rete sbagliata.
Rassegnato a un’altra umiliazione domenicale e avendo già messo in conto il fatto di essermi rovinato il pranzo, sono rimasto comunque davanti alla televisione, convinto ad andare “fino in fondo” da due fattori. Il primo: la Juve, contrariamente a quanto visto con la Roma, stava giocando bene. Il secondo: di là c’era in porta Eduardo, uno che solitamente fa 3 papere ogni 2 interventi.

Una foto di Eduardo, in vacanza.

La prima frazione di gara, dopo lo splendido autogol di Bonucci, ha visto una Juventus stupidamente concentrata nella parte centrale del campo. Sembrava quasi che, sulle fasce, ci fossero fantastici muri invisibili a bloccare Pepe a sinistra e Krasic a destra. E lo stesso Delneri, giusto per non dare punti di riferimento ai suoi, ha provato a cambiare assetto dodici volte nei primi 9 minuti. A ogni modo, il primo vero tiro della Juve parte da venticinque metri, e se ne incarica un Felipe Melo disperato e generoso. Poi, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, è Bonucci, servito da una torre di Barzagli, a girare in porta. Vi ricordate del signor Eduardo di cui si parlava poco fa? Sì, bravi, quello delle papere. Ecco, lui. Fa una parata della Madonna. La prima della carriera, salutata da un boato di meraviglia dello stadio tutto.

Ecco l'unico calciatore dei 22 in campo a non aver subito il malefico influsso del caldo.

Perché la Juve pareggi, serve aspettare un tempo e una botta di fortuna. Il cambio campo giova alla Vecchia Signora: cross dalla destra, Pepe tocca di testa e Rossi batte Eduardo, mettendo la palla là, dove solo Bonucci era riuscito.
Ma l’uno a uno è solo temporaneo, perché due azioni dopo il Genoa si prende gioco di tutta la difesa bianconera e mette in piedi un’azione di quelle che, un giornalista sportivo a caso, definirebbe “da pleistesciò”. Floro Flores ha deciso che la frutta non la devo mangiare, e così batte Storari per il 2 a 1.

Poi sale in cattedra Delneri, con i suoi cambi. Vorrebbe tirare fuori Aquilani, ma Felipe Melo è già alla fine del mio pranzo: alla frutta, al caffè, all’ammazzacaffè. Così capita che il romano rimanga in campo, mentre Motta e il buon Melo lascino il posto al Giovine Sorensen e al Paracarro Toni. Un paracarro che, per intenderci, ha fatto più cose in tre minuti di quelle che Amauri ha confezionato in un anno intero. E capita così – “ah, la magia del calcio” – che il primo pallone toccato da Luchino sia un assist al bacio per il solito, rapace Matri. L’ex cagliaritano, dopo essere incespicato due volte sul pallone, tira fuori dal cilindro un tiro “che lèvati”. Due a due, posso tornare a rimangiare la frutta, se Felipe Melo me ne ha lasciata un po’. Ma è Delneri che non vuole che io mi goda il dolce desinare domenicale, visto che toglie Pepe per inserire Martinez. Per i meno addentro al mondo del calcio, il Martinez bravo deve essere nascosto ancora da qualche parte, a Catania. Quello che hanno mandato su a Torino, se non gli spiegano dove è lo stadio, non ci sa arrivare da solo.

Paracarro Toni, un assist fuori parametro e un gol che ti dà gioia di vivere. Toda sgioia, toda belessa.

Ma questa domenica non ha ancora smesso di riservare sorprese. Ah, la magia del calcio. E il secondo pallone che tocca Luchino Toni, il paracarro, è una di quelle robe che, da sola, vale più del dolce. L’assist arriva da un lancio ciccato malamente da Aquilani, sul quale Luchino mangia Dainelli senza sputarne nemmeno le ossa e tocca la palla in modo delizioso, superando anche Eduardo che ha il merito di non aver fatto nemmeno una papera per un’intera partita.

La Juve incarta i tre punti e se li porta a casa, mentre Ballardini gioca a fare il simpatico nella zona mista, riservata alle interviste, nel dopo partita. Dai che è quasi fatta: l’Europa League è sinceramente alla nostra portata.

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ToSo

Appassionato di videogiochi da quando è nato, il ToSo suole divertirsi con Photoshop, Word, Excel, sparatutto, action adventure e titoli sportivi: l’importante è che non sia necessario spostarsi dal divano. Nel tempo libero realizza le più belle sigle del mondo, quelle per Outcast. Si dice non abbia mai tirato un sasso dal cavalcavia, né fatto stragi dal vivo, armato di shotgun.

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