Harry Potter e il Principe Mezzosangue

Un disastro, e me lo avevano già detto, mettendomi in pre-allarme in redazione. Però si sa, i gusti son gusti e non è detto che a tutti piaccia la stessa roba. Il problema è che, una volta uscito dal cinema, ho realizzato di aver buttato sette e rotti euro. Harry Potter e il Principe Mezzosangue è una quasi-porcata immane, che si salva in due-momenti-due e che non ha davvero niente da dire, né agli appassionati del maghetto della Rowling, né a chi al cinema si vuole semplicemente divertire.

Gli appassionati, tra i quali ci sono anche io, assistono inermi al disastro già citato in apertura, mentre i “non-lettori” hanno a che fare con un film noioso, lento e “sconnesso”. Il vero problema del Principe Mezzosangue è che sembra un gigantesco trailer di una pellicola che “ancora una scena e poi vedrai che parte alla grande”: dal libro sono stati presi stralci senza un apparente nesso logico e le scene epiche, come quelle finali, risultano davvero mortificate e mortificanti.
Il personaggio di Silente, pace all’anima sua, è una pallida imitazione del mago che ha in pugno le seicento pagine del sesto capitolo della saga, mentre di Severus non emergono i tratti salienti, come avviene invece negli scritti della Rowling, in cui è criptico e ambiguo fino alle ultime battute dell’opera conclusiva.
Qui, invece, è tutto sbattuto lì alla luce del sole, dal patto infrangibile ai due dialoghi finali, quello sulla torre e quello con il manipolo di mangia morte in fuga, che non aiutano certo un personaggio favoloso e chiave per l’intera serie. Al di là della location, che non pare identica a quella descritta nel romanzo, è proprio la sequenza a destare qualche perplessità:

“Abbiamo un problema, Piton,” disse il goffo Amycus, senza distogliere da Silente lo sguardo e la bacchetta. “Il ragazzo non sembra in grado…”
Ma qualcun’altro aveva pronunciato il nome di Piton, con dolcezza. “Severus…”
Quel suono atterrì Harry più di ogni altra cosa che aveva vissuto quella sera. Per la prima volta, Silente supplicava.
Piton non rispose. Avanzò e spinse rudemente Malfoy di lato. I tre Mangiamorte si ritrassero senza una parola. Persino il lupo mannaro era intimorito. Piton scrutò per un attimo Silente, e incisi nei suoi duri lineamenti c’erano disgusto e odio.
“Severus… ti prego…”
Piton levò la bacchetta e la puntò contro Silente.
“Avada Kedavra!”
Uno zampillo di luce verde schizzò dalla punta della bacchetta di Piton e colpì Silente in pieno petto. L’urlo di orrore non uscì mai dalla bocca di Harry; silenzioso e immobile, fu costretto a guardare Silente scagliato in aria: per un istante parve restare sospeso sotto il teschio lucente, e poi cadde lentamente all’indietro, oltre le merlature, come un’enorme bambola di pezza, e scomparve.

Qui, le parole sono molli, a tratti inascoltabili. Il “ti prego” del Silente in pellicola è una frase vuota, che non trasmette alcuna emozione… e l’Avadakedavra con cui si chiude la faccenda trasforma tutto in un deathmatch di UT a base di railgun. Ma il vero problema è che de “I Doni della Morte” faranno due film. Se dovessero essere belli il doppio di questo, faranno comunque schifo. Il che non è un bene, per il mago più famoso dopo Merlino.
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ToSo

Appassionato di videogiochi da quando è nato, il ToSo suole divertirsi con Photoshop, Word, Excel, sparatutto, action adventure e titoli sportivi: l’importante è che non sia necessario spostarsi dal divano. Nel tempo libero realizza le più belle sigle del mondo, quelle per Outcast. Si dice non abbia mai tirato un sasso dal cavalcavia, né fatto stragi dal vivo, armato di shotgun.