Brutal Legend – Il Metallo pesante su console

Eddie take down copy

Publisher: EA, Sviluppatore: Double Fine Production, Sito: sito ufficiale

Quando ero un ragazzino, cioé fino a due giorni fa, il Metal era l’unica musica autorizzata a passare per le cuffie del mio Walkman. Un po’ faceva davvero figo, un po’ faceva alternativo, un po’ c’erano le chitarre che ruggivano come mai sentito da altre parti… ma sì, il Metal era la via. Poi uno cresce e allarga i propri orizzonti, diventa grande e smette di fare le cose perché “è troppo figo farle” e comincia ad ascoltare Bon Jovi e tutto l’AOR prodotto, Skid Row compresi.
Fino a quando qualcuno, il signor Tim Schafer per la precisione, non decide che è ora di farti tornare alle origini, buttando all’interno di un gioco tanto di quel metal che quasi quasi stai recuperando in un sol colpo tutti gli anni passati senza.

Clementine

In Brutal Legend si impersona Eddie Rigs, un roadie che ricorda molto da vicino Jack Black (il professore di School of Rock e uno dei protagonisti di Tenacious D e il Plettro del Destino, giusto per stare in tema), sia per le movenze, sia per la voce, sia per i tratti somatici. Tutto in questo action adventure in terza persona sembra perfetto, a partire dal menu (geniale), che viene gestito come un bel vinile e lascia davvero senza parole. Lo schema adottato è decisamente semplice, almeno all’inizio: con la fidata Clementine, una chitarra che “nel mio mondo fa rumore, ma qui brucia la gente”, e un’ascia dai poteri tutti da scoprire, Eddie gironzola su una decappottabile per un’area piuttosto vasta, completando missioni principali e secondarie che hanno lo scopo di raccontare (bene) una storia e far recupeare tributi del fuoco grazie ai quali è possibile acquistare potenziamenti per il proprio bolide o migliorare l’arsenale di cui sopra.  Tutto, come si diceva, scorre bene e diverte, almeno fino a quando il gioco non decide che vuole darsi un tono serioso e tira fuori una mezza parte strategica, in cui si devono costruire unità (dps, healer e via discorrendo) da mandare al massacro e raccogliere risorse (le torri dei fan). In questo frangente, non particolarmente assillante a dire il vero, il gioco mostra un po’ il fianco e rischia di risultare francamente fuori luogo: se mi promettete ignoranza pura, dovete darmela fino alla fine, insomma.

The Separator getin' bloody

Sotto il profilo musicale, invece, niente da dire: l’enorme tracklist accontenta tutti e i riff di chitarra che permettono a Eddie di acquisire poteri, abbattere gli immancabili ed enormi boss, o scovare reliquie sono veramente dei tripla A.
Un gioco da avere, da finire e da riascoltare tutto mentre si spaccano teste in onore del Metal.

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ToSo

Appassionato di videogiochi da quando è nato, il ToSo suole divertirsi con Photoshop, Word, Excel, sparatutto, action adventure e titoli sportivi: l’importante è che non sia necessario spostarsi dal divano. Nel tempo libero realizza le più belle sigle del mondo, quelle per Outcast. Si dice non abbia mai tirato un sasso dal cavalcavia, né fatto stragi dal vivo, armato di shotgun.

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