Bayonetta non è facile. No.

La questione è davvero semplice: o sono diventato incredibilmente pippa io, oppure la gente che abbaia in giro… sa giusto abbaiare. Perché Bayonetta, a livello “normale”, non è un gioco facile. In Bayonetta si muore. In Bayonetta si smoccola quando ci sono i boss. Ma, soprattutto, in Bayonetta ci si diverte, e pure parecchio. Il gioco di SEGA è leggero quanto basta, con un sistema di controllo funzionale e (apparentemente) facile da padroneggiare e con una protagonista tutta curve che si muove in maniera convincente, sicuramente meglio di quanto non faccia saltuariamente la telecamera, che mi ha fatto venire il mal di mare in almeno un paio di occasioni nelle prime 4 ore di gioco.

Bayonetta come Renegade. Senza Lorenzo Lamas.

Il modo in cui vengono presentati gli accadimenti è piacevole, con un uso ben pensato di flashback anche giocati. Ma si capisce da subito che il punto di forza di Bayonetta è la tamarraggine: tutto quello che passa a video è esagerato, a prescindere. Dalle forme della protagonista alla dimensione delle pistole, alla caciaronità di tutte le situazioni non c’è traccia di “taglie regular”, ma solo di “oversize”. Bello da vedere, divertente da prendere in mano, tosto da portare a termine, Bayonetta è un buon acquisto e un ottimo traghettatore verso l’inferno di titoli che uscirà tra fine gennaio e inizio febbraio.

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Un pezzo della fantastica e maranzissima soundtrack [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=oQ2QgcRrWlc[/youtube]

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ToSo

Appassionato di videogiochi da quando è nato, il ToSo suole divertirsi con Photoshop, Word, Excel, sparatutto, action adventure e titoli sportivi: l’importante è che non sia necessario spostarsi dal divano. Nel tempo libero realizza le più belle sigle del mondo, quelle per Outcast. Si dice non abbia mai tirato un sasso dal cavalcavia, né fatto stragi dal vivo, armato di shotgun.

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