Alan Wake

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su www.tgmonline.it

La cittadina di Bright Falls si è popolata di curiosi da poco più di una settimana: la festa del Cervo, evento clou dell’anno, è alle porte. Accompagnato e incoraggiato dalla moglie, Alan ha deciso di prendersi una vacanza per staccare un po’ la spina dalla routine quotidiana e, magari, trovare una soluzione al blocco dello scrittore che lo affligge da qualche tempo. È che non è particolarmente semplice “staccare da tutto” quando sei un affermato scrittore come Alan Wake. Bastano dieci minuti, dal traghetto al primo e unico Diner della zona, perché il velo dell’anonimato cada e tutti i buoni propositi vadano in fumo. Quella che sta per cominciare non sarà una normale vacanza. Anzi, a pensarci bene, non sarà proprio una vacanza.


Alan Wake. Effettivamente non ha la faccia molto sveglia.

SONO A.WAKE E SONO SVEGLIO
Alan Wake è un action adventure in terza persona e si presenta diviso in episodi, come una mini-serie televisiva impreziosita da sigla finale e “riassunto delle puntate precedenti”.
Il protagonista del gioco è lo scrittore di cui si parlava poco fa, ed è l’ultima creatura di Remedy, la stessa software house che ha dato vita a Max Payne e alla sua socia Mona Sax.
Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, è immediatamente evidente che il gioco di Microsoft sarà lineare per tutte e 10 le ore che serviranno per mettere la parola “fine” (?) alla vicenda. Ma Alan Wake non è né GTA, né Red Dead Redemption: è semplicemente un titolo piuttosto classico che vuole farci vivere in prima persona l’appassionante storia che ha da raccontare. Dovendo fare un paragone, potremmo dire che Alan Wake è un libro, non un libro-game. Non esistono vere scelte, non esistono reali percorsi alternativi: si sale sul carrozzone e lo si abbandona dopo i titoli di coda, né un istante prima, né un secondo dopo. La storia, insomma, non può cambiare: è così, che piaccia o meno.
Questa scelta ci porta a manovrare il famoso scrittore all’interno di un ambiente ricco di elementi ma poco “interattivo” e caratterizzato da molti corridoio invisibili, che consentono un’esplorazione –  assistita –   solamente per recuperare le pagine del manoscritto al centro del gioco, i thermos di caffè (un piccolo omaggio a Twin Peaks, si mormora) e le casse contenenti munizioni e armi assortite. Nel viaggio alla ricerca della moglie scomparsa – sì, tutto comincia così – , le migliori compagne su cui potremo fare affidamento sono una torcia (potenziabile) e un numero variabile di bocche da fuoco con cui mettere a tacere le orribili creature che popolano Bright Falls e vicinanze quando cala il buio. Risparmiare munizioni ha poco senso, perché l’inventario viene quasi sempre “resettato” da un capitolo a quello successivo. Non state lì, imbambolati, a chiedervi il perché! Accettate la cosa e basta, che tanto siete abituati a ben di peggio!
Alan Wake ripropone il classico confronto tra Bene e Male, tra Luce e Oscurità: tutto si gioca su questa accoppiata, che vuole il nostro scrittore in salvo quando si trova sotto un bel lampione acceso o mortalmente esposto ai pericoli quando il buio è l’unica cosa che si vede attorno. Anche gli scontri con i nemici seguono questa logica, che ci vedrà impegnati prima ad “ammorbidire” le diaboliche creature con il fascio luminoso proiettato dalla torcia, lasciando al piombo delle nostre armi il compito di finirle. Per gli amanti dello spettacolo a ogni costo ci sono anche granate accecanti, pistole che sparano razzi di segnalazione e fumogeni assortiti, in grado di far esplodere i “posseduti” (Taken, nella versione in Inglese) in un nanosecondo, a mazzi da sei (senza che si parli delle banane volanti di Elio).

L’arsenale non brilla per varietà, ma non bisogna dimenticarsi che Alan Wake è uno scrittore in gita in un paesello sperduto, non un novello Rambo a spasso per un’armeria che ha deciso di salvare il mondo da solo. Il personaggio creato da Remedy è il tipico uomo medio: non ci si può aspettare che compia scatti lunghi due giorni come l’Alex Mercer di Prototype, né che spicchi balzi degni dell’Uomo Ragno. È uno scrittore, pure un po’ sfigato se vogliamo, che si trova invischiato in una storia più grande di lui. Niente di più, niente di meno. E i personaggi che gli stanno attorno, in alcuni casi molto aderenti agli stereotipi della “serie TV americana”, sono gente comune. In due parole: sono credibili.

Luce vince su Buio. Come in Alone in the Dark - A New Nightmare

CITAZIONISMO? MA ANCHE NO!
Alan Wake non è un titolo che fa dell’innovazione il suo fiore all’occhiello. Anzi, a ben pensarci, non introduce davvero niente di nuovo nel panorama videoludico e copia a destra e a manca, senza pudore. L’idea dei Posseduti sensibili alla luce, per esempio, è già stata vista in Alone in the Dark – The New Nightmare, e sempre dalla stessa saga è stata presa in prestito la faccenda del “serial televisivo”. La nebbia che aveva infestato Silent Hill, viene qui trasformata in una sfocatura che mostra l’approssimarsi dell’Oscurità, e i rallentamenti di camera che sottolineano la comparsa dei nemici o una schivata effettuata con il giusto tempismo danno la sensazione che Remedy non possa davvero fare un titolo senza infilarci dentro il Bullet Time che l’ha resa famosa. Anche il personaggio principale non sembra un vero e proprio “inedito”: Alan ricorda molto Mike Noonan, protagonista di Mucchio d’Ossa, uno splendido romanzo di Stephen King che meriterebbe di essere letto proprio da tutti. Anche Noonan, infatti, è afflitto dal blocco dello scrittore e sempre Noonan decide di andare a passare un po’ di tempo nella sua casa al lago, divenuta una presenza fissa dei suoi incubi. E visto che si salta da un medium all’altro, sarebbe un peccato non citare Twin Peaks, telefilm di culto dei “bei tempi andati” che mi diede modo di mettere le mani su un libro “zozzo” quale era Il Diario Segreto di Laura Palmer (lo sapete chi ha ucciso Laura Palmer, no?), che pare avere influenzato tanto la miniserie disponibile sul sito www.brightfalls.com, quanto l’atmosfera che permea questa produzione.

Eppure, in questo immenso “copia e incolla” ludico e non, Remedy è stata capace di miscelare tutto con gusto, impreziosendo il mix con una storia che, pur lasciando aperti diversi interrogativi che ammiccano a un seguito già confermato, ha il pregio di appassionare e convincere, dando parecchi spunti per la “chiacchiera” sui videogiochi che ci tiene compagnia durante i nostri pranzi. E non è che siano molti i titoli che ci sono riusciti, nel recente passato.
Fatelo vostro, e non ve ne pentirete.

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ToSo

Appassionato di videogiochi da quando è nato, il ToSo suole divertirsi con Photoshop, Word, Excel, sparatutto, action adventure e titoli sportivi: l’importante è che non sia necessario spostarsi dal divano. Nel tempo libero realizza le più belle sigle del mondo, quelle per Outcast. Si dice non abbia mai tirato un sasso dal cavalcavia, né fatto stragi dal vivo, armato di shotgun.

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