Andrea Pirlo, Alessandro Alciato, 30 Aprile, per Mondatori

Penso quindi gioco

Quello scritto da Andrea da Brescia con l’aiuto di Alessandro Alciato è un libro veloce, di quelli che sfumano in una giornata e ti lasciano lì, inebetito, con la voglia di averne di più.
Lo stile è ben lontano dalle ingessate dichiarazioni che si ascoltano ogni santa Domenica nei post partita, e il linguaggio fresco scelto da Alciato contribuisce a rendere la lettura sempre frizzante.
Le 140 pagine, divise in 20 capitoli (e non 21, numero “sacro” per il solito Andrea da Brescia), raccolgono una manciata di foto, una moltitudine di aneddoti e raccontano, pur senza entrare troppo nel dettaglio, alcuni retroscena di momenti che ogni amante del pallone ha guardato dall’altra parte della TV, come la finale persa dal Milan, quella di Instanbul, quella del 3 a 0 a fine primo tempo. Quella del “minchia oh, abbiamo già vinto la Cempionslig” e terminata sul rigore di Sheva che va a sbattere contro Dudek. Un “cretino”, come lo definisce Pirlo.
Divertenti gli spezzoni dedicati al malato immaginario (Matri), al Nesta disperso (Germania, 2006), al Ringhio iperprofessionista. E commovente, pur se breve, il racconto del pianto di Alex, il Capitano, dopo la sua ultima partita allo Juventus Stadium, contro l’Atalanta, più o meno un anno fa.
Una lettura consigliata a chi ama il pallone. E le giocate geniali.